Beatrice e la luce che non aveva paura

Età 3–5

Quando di notte le ombre si allungano come giganti e fuori rimbomba il tuono, Beatrice prende la sua fidata torcia e impara a trasformare le forme spaventose e i rumori fragorosi in un gioco che sa guidare lei stessa, con un saggio gufo-lucina che la incoraggia.

La copertina di «Beatrice e la luce che non aveva paura»

Il vento bussava. La pioggia tamburellava. L'ombra della tenda diventò alta e magra sul muro, come un gigante assonnato che si alza per sbadigliare. Beatrice tirò la coperta fino al mento e rimase ferma ferma.

«Uhu», fece Bosco, la luce-gufo, che brillava piano sulla mensola. «Le ombre sono solo luce con qualcosa in mezzo. Vuoi vedere?» Beatrice sbirciò fuori dalla coperta, adesso curiosa, non più rannicchiata e stretta stretta.

Beatrice trovò la torcia grossa con l'anello di gomma rosso. Clic! Puntò il raggio dritto sulla tenda, ed ecco il segreto del gigante: solo stoffa che ondeggiava nella brezza. «Accendi la luce, Beatrice!», esultò.

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