Riccardo e il sasso che parla
Età 6–8
Quando una lite nel cortile congela le due amicizie più care di Riccardo, lui inventa il gioco del «sasso parlante», che dà a tutti il proprio turno per ascoltare, e scopre che chiedere scusa per primo è la cosa più coraggiosa e forte che abbia mai fatto.

Tre giorni. Da tre giorni Riccardo non parlava più con Mara e Deo. Come un supereroe che ha dimenticato il proprio potere, se ne stava seduto da solo. «Hanno cominciato loro», borbottava. Ma lo stomaco gli pesava come un sasso.
Ogni giorno era più silenzioso. Mara non lo guardava nemmeno. Deo mangiava da solo sotto la quercia. Riccardo continuava a ripetersi che aveva ragione sulle regole. Ma avere ragione non faceva più star bene. Faceva solo freddo.
Quella sera Riccardo trovò sul davanzale un sasso grigio e liscio, tondo come un uovo. Gli venne un'idea: e se potesse parlare solo chi tiene in mano il sasso, mentre tutti gli altri devono ascoltare davvero? Il suo viso stanco si illuminò.



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