Gabriele e Bolt, il robottino del labirinto

Età 6–8

Quando il labirinto della gara cambia all'improvviso, Gabriele deve battere il tempo e riscrivere in diretta la logica del suo robot, sensore dopo sensore, per guidarlo sano e salvo fino all'arrivo.

La copertina di «Gabriele e Bolt, il robottino del labirinto»

La palestra era in fermento: fischietti e ruote che stridevano dappertutto. Le squadre si schieravano attorno alla pedana del labirinto, con i robot che ronzavano e lampeggiavano. Gabriele si inginocchiò accanto a Bolt, il robottino del labirinto che aveva costruito lui stesso, mentre il suo occhio blu si accendeva con un lampeggio. «Pronto a trovare l'uscita, amico?» sussurrò. Bolt fece due bip,

«Ricorda,» disse Mira, accovacciandosi accanto a Gabriele con il robot della sua squadra, «il tuo codice deve pensare in fretta se il labirinto cambia.» Gabriele sorrise e diede una pacca al computer. «Per questo ho costruito un ciclo se/allora. Se c'è un muro davanti, allora giro. Semplice!» Mira si batté un dito sul mento. «I labirinti sono solo schemi che aspettano di essere risolti,» disse.

Dal tavolo dei giudici si alzò una mano. «Robot ai segnali di partenza!» gridò una voce. Gabriele posò Bolt all'ingresso del labirinto e toccò il cacciavitino agganciato alla sua felpa, per portare fortuna. «Sensori a ultrasuoni pronti?» chiese. I baffi-antenna di Bolt si agitarono e il suo occhio blu pulsò fermo e costante. Pronti. Attenti. Ci siamo quasi.

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