Francesco e il Ponte dei Cento Triangoli

Età 6–8

Quando Francesco si iscrive alla gara dei ponti di balsa della città, deve imparare a padroneggiare triangoli, trazione e compressione per costruire un ponte abbastanza forte da battere tutti i rivali nel giorno della prova di resistenza.

La copertina di «Francesco e il Ponte dei Cento Triangoli»

A Trestlewick, ogni autunno, costruttori grandi e piccoli si riunivano per il Campionato di Resistenza dei Ponti. Francesco, con il suo gilet giallo senape e la salopette di jeans arrotolata alle caviglie, guardava il manifesto d'iscrizione appeso al portone del capannone. «Un ponte che regge cento volte il proprio peso», sussurrò. «Ecco il mio sogno.» Accanto a lui, Mika sorrise. «Allora costruia

Dentro il capannone, il professor Gufetto planò su una trave, con gli occhiali che luccicavano. «Un ponte forte è fatto di triangoli furbi che si tengono per mano», disse. «I rettangoli traballano. I triangoli mai.» Francesco, con il gilet giallo senape spolverato di segatura, inclinò la testa. «Fammi vedere», disse, prendendo una manciata di stecchi di balsa.

Francesco montò quattro stecchi a forma di quadrato e lo spinse piano. Il quadrato si piegò di lato come un gigante assonnato. Poi sistemò tre stecchi a forma di triangolo e spinse con la stessa forza. Non si mosse di un millimetro. «I triangoli non traballano mai!» rise, con gli occhi spalancati per la scoperta. Il professor Gufetto annuì. «Esatto.»

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